Perchè le coppie litigano sempre per le stesse cose
- Dott.ssa Camilla Persico

- 7 ago 2025
- Tempo di lettura: 4 min
Molte coppie, a un certo punto, si trovano a dire più o meno la stessa cosa:
“Litighiamo sempre per le solite cose. Cambia il momento, cambia la situazione… ma finisce sempre allo stesso modo.”
È una sensazione molto precisa. Come se la relazione fosse entrata in un meccanismo che si ripete, quasi automatico.
Le parole cambiano un po’, i contesti sono diversi, ma la dinamica è sempre quella.
E spesso, insieme alla frustrazione, arriva anche una domanda:
“Ma com’è possibile che discutiamo così tanto per cose così piccole?”
Se preferisci vedere questi concetti spiegati in modo più diretto,
qui sotto trovi il video in cui ne parlo:
Non è davvero per quello che sembra
Se ci si ferma alla superficie, sembra tutto molto concreto, come i piatti nel lavandino, i messaggi a cui non si risponde, il troppo tempo dedicato al lavoro.
Ma nella maggior parte dei casi, non è davvero quello il punto.
Questi sono solo degli “inneschi”, dei momenti che fanno partire la discussione, infatti il problema è che sotto, quasi sempre, c’è qualcosa di più profondo che non riesce a emergere in modo chiaro.
Quello che non si dice… ma si sente
Proviamo a immaginare una scena molto comune: una persona dice:
“È possibile che ti debba sempre ricordare io di fare le cose in casa?”
Se la guardiamo così, sembra una questione organizzativa, ma se ci fermiamo un attimo di più, spesso sotto c’è altro.
C’è magari il sentirsi soli nel gestire tutto. Il bisogno che l’altro si accorga, spontaneamente, di quello che c’è da fare. Il desiderio di sentirsi sostenuti, e non sempre in prima linea.
Oppure un’altra scena, altrettanto frequente:
“Non mi scrivi mai durante la giornata.”
E la risposta:
“Sto lavorando, non posso stare sempre al telefono.”
Anche qui, apparentemente si parla di messaggi, ma in realtà, quello che si muove sotto può essere il bisogno di sentirsi importanti, di essere nei pensieri dell’altro, di avere un piccolo spazio nella sua giornata.
Il punto è che questi bisogni sono delicati, esposti. E spesso non è facile dirli così, in modo diretto.
È molto più facile dire:
“Non fai mai…”
piuttosto che dire:
“Avrei bisogno di sentirmi più vicino a te.”
Quando il messaggio si perde
E qui succede qualcosa di molto importante.
Chi esprime quel bisogno lo fa, senza accorgersene, attraverso una critica mentre chi lo riceve non sente il bisogno… sente solo la critica.
E allora si difende. Si giustifica. Oppure si chiude.
A quel punto chi aveva iniziato la discussione si sente ancora meno ascoltato. E prova a spiegarsi di più, ma lo fa alzando il tono, insistendo, magari criticando ancora di più.
E così, senza volerlo, si entra in un circolo vizioso difficile da scardinare.
Il momento in cui tutto diventa automatico
Col tempo, queste dinamiche smettono di essere occasionali e diventano prevedibili.
È come se ognuno iniziasse a sapere già come andrà a finire.
“Adesso dirà questo...... Adesso reagirà così.”
E a quel punto non si risponde più davvero a quello che l’altro sta dicendo in quel momento. Si risponde a qualcosa che è già successo tante volte.
È lì che la relazione rischia di irrigidirsi, e di perdere quella spontaneità che permette davvero di ascoltarsi.
Due modi diversi di chiedere la stessa cosa
Molto spesso, sotto queste dinamiche, c’è una cosa in comune: entrambi i partner stanno cercando la stessa cosa, ma in modi diversi.
Uno lo fa cercando di avvicinarsi, anche se in modo critico d'altra parte l’altro lo fa proteggendosi, prendendo distanza.
Ma il bisogno di fondo è lo stesso ovvero sentirsi visti, riconosciuti, importanti per l’altro.
Solo che, nel modo in cui viene espresso, questo bisogno , esso si perde e viene percepito come un attacco o come una chiusura.
Quando si smette di parlarsi per capirsi
A un certo punto, senza accorgersene, si cambia proprio il modo di comunicare.
Non si parla più per capirsi. Si parla per difendersi. Per spiegare il proprio punto di vista. Per dimostrare di avere ragione. Per non sentirsi sbagliati.
E in tutto questo, ovviamente, l’ascolto vero si perde.
Ripartire da ciò che c’è sotto
Il lavoro nella terapia di coppia spesso parte da qui.
Non tanto dal contenuto delle discussioni, ma da quello che c’è sotto, cioè dai bisogni, dalle emozioni, dai significati che ogni situazione assume per ciascuno.
Si prova a rallentare, a dare un nome a ciò che si sente, a trovare modi diversi per comunicarlo.
Perché spesso non è che le coppie smettono di amarsi.
È che, a un certo punto, smettono di sentirsi davvero comprese.
Non si tratta di non litigare
È importante dirlo chiaramente: non esiste una relazione senza conflitti, infatti il punto non è eliminare le discussioni ma è riuscire a capire cosa esse stanno raccontando dato che dietro a molte discussioni c’è un tentativo, a volte maldestro, di avvicinarsi all’altro.
Un piccolo spostamento che può fare la differenza
A volte il primo passo non è cambiare l’altro, ma cambiare lo sguardo.
Provare a chiedersi:
“Cosa sto cercando davvero in questo momento? Cosa mi manca, qui?”
E allo stesso tempo:
“Cosa potrebbe esserci sotto la reazione dell’altro?”
Non sempre è semplice essendo spesso il punto da cui può iniziare qualcosa di diverso.
Se leggendo queste parole ti sei riconosciuto in alcune dinamiche, e senti il bisogno di fare più chiarezza su ciò che sta accadendo nella tua relazione, puoi contattarmi in modo che insieme possiamo provare a comprendere meglio questi meccanismi e trovare modi nuovi per affrontarli, creando uno spazio in cui sia possibile tornare a sentirsi visti, ascoltati e compresi.



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