Una seduta può aiutare, un percorso può cambiare
- Dott.ssa Camilla Persico

- 9 lug 2025
- Tempo di lettura: 2 min
Capita spesso che, dopo il primo incontro, una persona esca dallo studio sentendosi meglio.
Più leggera, più sollevata, più centrata.
Ed è una sensazione reale, importante, che dice che qualcosa ha iniziato a muoversi.
Proprio per questo, però, molte persone pensano:
“Sto meglio, se ne avrò bisogno tornerò.”
E poi non tornano.
Non perché il percorso non fosse utile.
Non perché non abbiano trovato beneficio.
Ma per un meccanismo molto umano:
quando il disagio diminuisce, la continuità terapeutica non sembra più urgente

Cosa succede dopo la seduta
Dopo un colloquio terapeutico il cervello è stanco. Ha elaborato emozioni, pensieri, ricordi. Ha fatto un lavoro intenso.
In quel momento, prendere decisioni anche semplici, come fissare un altro incontro, richiede uno sforzo in più.
E così spesso si rimanda.
Nei giorni successivi:
inizialmente si sta meglio
poi il disagio torna lentamente
ma nel frattempo la priorità scende
e si pensa: “Vediamo se passa da solo”
A volte passa.
Più spesso torna nello stesso modo, perché non ha avuto il tempo di essere davvero elaborato.
La terapia non è una “riparazione immediata”
Un percorso psicologico non funziona come un antidolorifico.
Il primo incontro può dare sollievo, ma
il cambiamento stabile nasce dalla continuità
Ogni seduta:
si collega alla precedente
approfondisce ciò che è emerso
permette di consolidare ciò che si è iniziato
Interrompere troppo presto è un po’ come:
iniziare una cura e sospenderla appena si sta meglio
fermarsi al primo capitolo di un libro importante
aprire una porta e richiuderla subito dopo
Perché spesso propongo di fissare già il prossimo incontro
Quando, a fine seduta, ti propongo una data precisa per rivederci, è per proteggere il lavoro che abbiamo appena fatto insieme.
Fissare il prossimo incontro:
evita che il percorso si perda nella procrastinazione
mantiene il filo del lavoro emotivo
aiuta il cervello a dare continuità al cambiamento
riduce lo sforzo decisionale in un momento di stanchezza
Non è un obbligo. È una cura della relazione terapeutica
La terapia funziona quando c’è un ritmo
Non serve vedersi per anni, né per forza ogni settimana. Ma serve un ritmo, soprattutto all’inizio.
Un percorso ha bisogno di:
presenza
continuità
spazio nel tempo
È così che ciò che emerge in seduta può davvero trasformarsi nella vita quotidiana.
Quindi... se dopo un incontro ti senti meglio, è un buon segnale, ma non è il punto di arrivo.
Il vero cambiamento non nasce da una singola seduta, ma da
un cammino fatto insieme, passo dopo passo
E se a volte sono io a guidarla nel fissare il passo successivo, è perché credo profondamente nel valore del tempo condiviso e del lavoro che possiamo costruire insieme
A-rivederci
Dott.ssa Camilla Persico



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